COMUNICATO STAMPA

26 aprile 1986 – 26 aprile 2011: 25° ANNIVERSARIO DI CERNOBYL

Legambiente Circolo Il Brutto Anatroccolo (VB) prosegue nel suo impegno a sostegno dei bambini e delle popolazioni colpite dalla catastrofe nucleare di Cernobyl facendosi promotore del coordinamento “Le Russie di Cernobyl”, con progetti di aiuto e solidarietà, ma anche di informazione, scambio culturale e volontariato ambientale.

(vedi sito: http://lerussiedicernobyl.blogspot.com/)

A 25 anni dall’incidente, infatti, alcuni milioni di persone tra Russia, Bielorussia e Ucraina vivono tuttora in territori contaminati dalle radiazioni e sono costretti – anche a causa della forte depressione socio-economica di quelle province – ad alimentarsi con cibi contaminati di produzione locale.

Oltre all’aumento di patologie gravi come il cancro alla tiroide, l’esposizione continua a piccole dosi di radiazioni comporta l’indebolimento del sistema immunitario, in particolare nei bambini e la propensione dell’organismo ad ammalarsi con più frequenza.

Il 25° anniversario di Cernobyl è coinciso con la nuova catastrofe nucleare di Fukushima: come quelle di Cernobyl, le conseguenze per la popolazione e l’ambiente saranno enormi, inimmaginabili, per un tempo improponibile. Dopo gli avvenimenti giapponesi, non c’è dunque bisogno di tante parole per esprimere la nostra angoscia nei confronti dei devastanti danni provocati dal nucleare civile e la nostra convinta contrarietà a esso.

Come contributo al 25° anniversario il Brutto Anatroccolo ha creato il progetto “La Memoria di Cernobyl”, una raccolta di storie e testimonianze sugli effetti che la catastrofe nucleare del 1986 ha avuto sulla vita delle persone.

(vedi sito: http://lamemoriadicernobyl.blogspot.com/)

Estratti dalla “Memoria di Cernobyl”:

Paesaggi stupendi, giardini dai raccolti generosi, bellissimi prati: per questo era famosa la terra di Cernobyl. Ma una notte d’aprile del 1986 venne tracciato un confine. Da allora questa terra cominciò a chiamarsi zona – una località deturpata, non adatta per la vita. […]

Cernobyl… Radiazioni… Radionuclidi… Quant’angoscia hanno introdotto queste parole nella nostra vita! Sono venute a galla nuove angosce, la principale tra cui rispetto al futuro del nostro pianeta. La sciagura si è nascosta dappertutto: e nel terreno, e nell’acqua, e nell’aria, e nel cibo. Io ho visto come nascono gli uccelli, gli animali in questa orribile “zona”… L’ho visto una volta e probabilmente non lo potrò mai più dimenticare…

Ol’ga Ginzburg, 15 anni (Klincy, zona di Cernobyl russa)

Il reattore atomico distrutto fece a pezzi anche le nostre illusioni. Tutto risultò vicino. La sciagura era giunta fin dentro casa nostra. Noi non ci credemmo da subito. La gente andava spensierata alla manifestazione del 1° maggio sotto un violento irraggiamento solare, teneva per mano i bambini, portava i lattanti nei passeggini. Camminava per le pozzanghere di una pioggia insolitamente calda, ritardata, come ripresa al rallentatore. Poi venne a sapere: quella nuvoletta primaverile era stata portata dal vento di Cernobyl… […]

Voglio ricordare le parole del grande scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry: «Siamo tutti passeggeri di un unico vascello di nome Terra», vale a dire che non esiste un altro posto dove trasbordare. Se l’umanità non troverà le forze, i mezzi o la ragione per fare la pace con la natura, allora varrà forse la pena di porre sopra la Terra defunta, ricoperta di polvere, senza vita, una pietra tombale con la scritta dolorosa: «Ciascuno voleva il meglio per sé».

Elena Abaeva, 14 anni (Klincy, zona di Cernobyl russa)

Oggi intorno ad Ol’chovka ci sono molti paesi e villaggi abbandonati. E dopo 25 anni questi luoghi sono andati in completa rovina. Quando passi accanto a questi villaggi ti prende l’angoscia. Penso, rifletto e mi viene da chiedermi: non è che in un futuro molto prossimo lo stesso possa avvenire anche nei luoghi dove viviamo noi?

Arina Medvedeva, 11 anni (Klincy, zona di Cernobyl russa)

In quel giorno e in quell’ora, quando successe la tragedia di Cernobyl, ebbe inizio un nuovo conteggio del tempo. Senza esagerazioni si può dire che l’umanità entrò allora in una nuova epoca del suo sviluppo. E questo momento veramente terribile venne fissato dall’orologio sulla parete della sala controllo del reattore nucleare di Cernobyl. La storia non soltanto della Russia ma dell’intera umanità venne suddivisa in due periodi: “prima di Cernobyl” e “dopo Cernobyl”.

A noi, bambini nati nella zona già contaminata, tocca pagare con la nostra salute per i gravissimi errori commessi nei giorni passati. A volte vien voglia di tapparsi gli orecchi per non sentire il rumore assordante delle fabbriche in funzione; di chiudere gli occhi per non vedere, nel posto dove ancora di recente c’era una stagno trasparente, una palude vischiosa; di perdere l’olfatto e non percepire al posto del profumo dei fiori freschi il puzzo degli oli sintetici, ma allo stesso tempo di far aprire gli occhi a tutte le persone che tutto questo lo creano e di gridare: «Fermatevi! Il dolore di Cernobyl è il dolore di tutta l’umanità e proviamo a non chiudere gli occhi e gli orecchi alle suppliche e ai lamenti della natura contaminata».

Marija Seraja, 15 anni (Klincy, zona di Cernobyl russa)

POESIA DI CERNOBYL

26 aprile.

Una consueta giornata di primavera.

Soltanto il 26 aprile

Cernobyl d’un tratto s’è fatta solitaria.

 

Un errore nei calcoli degli scienziati

Ha portato un dolore tremendo,

Non più città verdi –

Le radiazioni han spazzato via tutto.

 

Lasciando le loro case,

Abbandonando i loro nidi per sempre,

Poteva immaginarsi la gente

Che non ci sarebbe stato ritorno?

 

Nel passato è rimasta la gioia,

Dimenticati la quiete e il sonno,

Negli occhi tristezza e stanchezza,

E si avverte il gemito di Cernobyl.

 

Tagliola, trappola, imboscata…

Niente panico, solo paura.

E perfino il cuculo del bosco

Misura altrimenti il suo passo.

 

Un’invisibile forza oscura

Ha coperto così tante terre,

Vivere s’è fatto indispensabile

Per sé, per lui, per tutti.

 

L’invisibile mano delle sofferenze,

Del dolore, delle malattie, delle morti.

Non si hanno altri desideri,

Se non quello di salvare le persone.

 

Gli anni si susseguono…

E più vecchia è la nostra città,

Il futuro dipende da noi,

Affinché più bella essa diventi!

 

Ol’ga Fes’kova, 14 anni (Novozybkov, zona di Cernobyl russa)