Il Comune di Baveno in collaborazione con il nostro Circolo, partecipa all’iniziativa promossa dalla trasmissione RAI Caterpillar, M’illumino di meno – Festa del Risparmio Energetico.

Venerdì 15 alle 18:30 verranno spente le luci di Piazza del Municipio e poi ci recheremo al Circolo Arci per una apericena a lume di candela.

L’iniziativa si inserisce nel progetto Interreg “Innovazione Energetica” che il Comune sta conducendo con Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta. Il progetto coinvolge 65 comuni italo-svizzeri e i loro cittadini in buone pratiche energetiche e ambientali volte alla riduzione delle emissioni di CO2

Per ulteriori informazioni vai su www.ecomuni.eu

 

Manifesto_Midm

  • Commenti disabilitati su M’illumino di meno a Baveno

Stresa è in subbuglio da qualche giorno per il nuovo ingresso carraio del Grand Hotel des Iles Borromées.

A fronte della situazione storica, qui raffigurata:

PrimaBorromee3

 

 

 

 

 

 

 

con Permesso di Costruzione 24/10 del 28.06.2010 sono iniziati in questi giorni i lavori di rifacimento documentati da queste immagini:

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

 

 

 

 

 

 

 

 

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

 

 

 

 


 

 

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

 

 

 

 

 

 

 

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abbiamo voluto manifestare le nostre preoccupazioni sul volto futuro di Stresa, inviando al Comune, alla Regione e alla Soprintendenza la lettera qui di seguito riportata e che vi invitiamo a sottoscrivere e girare via mail o fax agli Enti che preferite: potete copiarne il testo, sottoscriverla e inoltrarla agli indirizzi mail e i n. di fax che trovate dopo il testo della lettera.

 

OGGETTO: Permesso di costruire 24/10 del 28.06.2010

Il Circolo di Legambiente “Il Brutto Anatroccolo”, portatore di interessi diffusi, che da due anni si è costituito nel nostro territorio,  vuole  intervenire sulla questione che sta sollevando vasto eco all’interno e fuori la nostra cittadina, vale a dire il nuovo “imponente” portale d’ingresso dell’Hotel des Iles Borromées al posto della storica sobria cancellata.

Non vogliamo soffermarci sulle scelte estetiche che un privato cittadino può desiderare di operare pensando di migliorare l’edificio di proprietà: come ben sappiamo i gusti sono personali e ciò che piace a qualcuno può essere orribile per altri.

Secondo noi il problema sta in chi deve valutare queste proposte, cioè in coloro che sono in possesso di strumenti conoscitivi per inserire determinate modifiche in un contesto naturale, architettonico, artistico e ambientale.

Come è possibile che la Commissione paesaggio, il Comune di Stresa, la Soprintendenza per i Ben Architettonici e Paesaggistici abbiano permesso che  una parte STORICA del nostro lungolago venisse così pesantemente trasformata, quando, troppo spesso, piccole e insignificanti modifiche richieste per le nostre “normali” abitazioni vengono cassate?

Il Piano Paesaggistico Regionale nel documento “Schede degli ambiti di paesaggio” nella parte relativa all’ambito 12 – Fascia costiera Nord del lago Maggiore agli “Indirizzi normativi e orientamenti strategici” a pag. 61 nel secondo comma recita:

“conservazione del patrimonio delle ville storiche, anche novecentesche, con i relativi giardini e parchi, evitando la frammentazione o separazione del rapporto villa-giardino e promuovendo la fruizione pubblica dei luoghi; controllo delle trasformazioni d’uso turistico recettive dei complessi ville-giardino, verificando la compatibilità in rapporto alla conservazione degli elementi caratterizzanti dei luoghi”

Il lungolago di Stresa è un bene pubblico e pertanto appartiene ai cittadini che devono prendersene cura e tutelarlo da interventi invasivi e non pertinenti con lo stile architettonico. Il risalto che questa vicenda sta avendo tra la popolazione è un segno di quanto l’edificio storico dell’ Hotel des Iles Borromées faccia parte della storia, della cultura, del patrimonio anche affettivo della nostra città.

La preoccupazione nostra e di buona parte della cittadinanza va anche alle prossime costruzioni previste dallo stralcio alla variante strutturale al PRG già approvato dal Consiglio Comunale. Cosa dobbiamo aspettarci?

Colate di cemento che modificheranno pesantemente lo skyline?

I palazzi storici lasciati deperire saranno sostituiti da cubi di cemento?

E infine, come già più volte richiesto dalla nostra associazione al Sindaco, perché non portare a conoscenza la cittadinanza di così importanti cambiamenti nell’urbanistica della nostra città?

Dove sono i progetti?

Qual è l’idea che l’Amministrazione Comunale ha del futuro di Stresa?

I cittadini hanno il diritto di essere informati e  non vogliono essere trattati alla stregua di elettori passivi senza diritto di cittadinanza e di partecipazione democratica.

Questa è una visione miope di gestire la Pubblica Amministrazione, che non tiene conto delle capacità e della voglia dei cittadini di condividere gli indirizzi dell’Amministrazione Comunale, di partecipare democraticamente allo sviluppo e ai cambiamenti del territorio urbano e discutere ed eventualmente aderire alle scelte amministrative.

La partecipazione è il miglior deterrente per  evitare conflitti, controversie  e per avviare un percorso di arricchimento collettivo; in questo periodo di poca partecipazione e di lontananza tra i cittadini e la “cosa pubblica” Stresa potrebbe finalmente dare un segnale importante di inversione di tendenza.

NOI CE LO AUGURIAMO E ANCORA SPERIAMO !

Stresa, 28 gennaio 2013

 

Ecco gli indirizzi utili:

COMUNE  di STRESA

P.zza Matteotti, 6 – 28838 STRESA (VB) – mail: info@comune.stresa.vb.it – fax  0323-939222

SOPRINTENDENZA PER I BENI ARCHITETTONICI E PAESAGGISTICI PER LE PROVINCIE DI NO-AL-VB

C.so Cavallotti, 27 – 28100 NOVARA – mail: sbap-no@beniculturali.it – fax 0321 630181

 REGIONE PIEMONTE Direzione Regionale 8 Attività di gestione e valorizzazione del paesaggio

Via Avogadro, 30 – 10121 TORINO – mail: direzioneB08@regione.piemonte.it – fax 011.4324804

PROGETTAZIONE, ASSISTENZA, COPIANIFICAZIONE PROVINCIA DI NOVARA E VCO

Via San Remigio, 19 – 28922 VERBANIA – fax 0323.504405

Se volete, inviateci copia della mail a: legambiente.ilbruttoanatroccolo@gmail.com

  • Commenti disabilitati su Nuovo volto del Grand Hotel des Iles Borromées

Ad inizio anno, su segnalazione di abitanti del luogo, abbiamo fatto un sopralluogo sulla strada da Carpugnino a Comnago e  abbiamo trovato la situazione che vedete di seguito:

Foto6 Foto1 Foto2 Foto3 Foto4 Foto5

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abbiamo subito preso carta e penna – pardon pc  e stampante – e abbiamo scritto a Comune, Polizia locale e Procura in data 14 gennaio.

In data 18 gennaio il il corpo di Polizia Locale ci rispondeva che l’autore dell’abbandono è stato identificato e quindi deferito all’Autorità Giudiziaria;  il Sindaco di Brovello Carpugnino ha emesso un’ordinanza con l’ingiunzione di bonifica dell’area al trasgressore.

Non ci resta che fare il nostro plauso alla Polizia Locale e sperare che sia un segnale per tutti gli irresponsabili autori di simili gesti.

 

  • Commenti disabilitati su Finalmente una buona notizia!

Francia: deraglia un treno carico di uranio, ma per Areva è tutto a posto…

[ 22 gennaio 2013 ]

E’ deragliato un vagone che trasportava uranio naturale impoverito, cioè l’ossido di uranio (U3O8) che si presenta sotto forma di polvere e che Areva, proprietaria del carico, assicura sia «Stabile, incombustibile, non solubile nell’acqua e non corrosivo». La multinazionale di Stato del nucleare francese ammette però che il materiale è radioattivo, anche se ad un livello basso. I vigili del fuoco, arrivati sul luogo dell’incidente con un veicolo speciale, hanno accertato che per il momento non c’erano fughe radioattive dal vagone carico di uranio.

L’incidente sarebbe avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri, intorno alle 17:30, durante una manovra alla stazione diSaint-Rambert-d’Albon (Drôme), «Per un problema meccanico senza incidenza sulla sua sicurezza». Un assale del vagone è uscito dai binari bloccando il transito ferroviario per qualche ora. Secondo l’ultimo comunicato di Areva, che risale a ieri, le operazioni per rimettere in piedi il vagone dovevano essere terminate nella notte del 21 gennaio.

Areva assicura di aver «Immediatamente informato l’Autorité de sûreté nucléaire e la Prefettura della Drôme di questo event senza conseguenze sull’ambiente e la popolazione» ma, come fa notare “20 minutes on-line”, qualche problema di carenza di informazione sul tragitto dei convogli nucleari c’é: «Contrariamente a ciò che era stato riportato in un primo tempo, il treno si recava in Olanda ad un sito di deposito e non in Germania», e Areva minimizza come sempre gli evidenti problemi di sicurezza posti dai convogli nucleari.

Il pensiero degli antinucleari francesi e italiani è andato subito ai treni carichi di scorie nucleari che partono da Saluggia per raggiungere La Hague, e in molti si chiedono cosa succederebbe se uno di quei convogli con materiale altamente radioattivo subisse lo stesso incidente capitato ieri alla stazione di Saint-Rambert-d’Albon.

Pubblicato da: http://www.greenreport.it

  • Commenti disabilitati su Trasporti nucleari sicuri …

La bellezza, il nostro futuro

La bellezza è il meglio della nostra identità. E la chiave per immaginare un futuro oltre la crisi. L’Italia ha bisogno di bellezza. La bellezza ha bisogno di essere difesa e valorizzata. Anche con una legge.
Sul sito di Legambiente potete trovare informazioni di approfondimento sui temi, cliccando sul nome sottolineato:

Le città, i paesaggi, le opere d’arte, il made in Italy, la creatività. La bellezza è la principale caratteristica che il mondo riconosce all’Italia. Scommettere sulla bellezza non è un vezzo, è la chiave per immaginare un futuro oltre la crisi. Lì stanno le nostre radici, la nostra identità, e da lì dobbiamo costruire il nostro sviluppo. Il paesaggio, le città, la lotta all’abusivismo e al consumo di suolo, le opere pubbliche, l’ambiente: la bellezza deve essere la chiave di ogni politica per la crescita. Per questo Legambiente chiede, e propone, una legge che la difenda e la valorizzi. Vorremmo che la bellezza fosse in cima all’agenda politica del nuovo Parlamento, del nuovo governo e delle nuove amministrazioni. Iniziamo così un viaggio dentro questa idea di bellezza, e di futuro, per l’Italia: Italia, bellezza, futuro.

 legge dossier   sostenitori iniziative

  • Commenti disabilitati su La BELLEZZA, il nostro futuro: ecco la proposta di legge di Legambiente

Grave e negativa l’approvazione parlamentare della riforma della Difesa voluta dal Ministro Di Paola

Con il voto odierno, il Parlamento ha perso l’occasione di bloccare l’azione di chi vuole sempre più soldi per le armi e di rimettere al centro di una discussione comune e partecipata (sia in ambito istituzionale che nella società civile) il modello di difesa e di sicurezza più utile ai cittadini italiani. Prima di qualsiasi revisione dello strumento militare. Le realtà promotrici di “Taglia le ali alle armi” vigileranno ora il percorso dei decreti delegati nell’ambito della prossima legislatura per attutire i problemi previsti da questo provvedimento.
Fonte: Taglia le ali alle armi – 11 dicembre 2012

Tavola della Pace, Rete Disarmo e Sbilanciamoci! cercheranno da subito di portare nella discussione che si svilupperà prima delle elezioni politiche il tema delle spese militari, portando avanti la posizione (che riteniamo maggioritaria nel paese reale) di chi le vuole diminuire a vantaggio di maggiori investimenti per welfare, sanità, scuola, lavoro.

NO al DDL Di PaolaUn presidio partecipato, colorato e forte, con la grande bandiera della Pace che di solito apre la Marcia Perugia-Assisi. Con questa presenza davanti alla Camera dei Deputati i rappresentanti delle tre organizzazioni promotrici della campagna “Taglia le ali alle armi” (Sbilanciamoci, Tavola della Pace, Rete Italiana per il Disarmo) hanno lanciato un ultimo appello ai deputati affinché non approvino la legge-delega che affida al Governo la revisione e la riforma dello strumento militare.

Un’occasione d’oro per dimostrare che il Parlamento ha a cuore i problemi veri del paese e non la difesa degli interessi dell’industria militare, ma che non è stata accolta dall’Aula della Camera che approvando a maggioranza (294 s’, 53 astenuti e solo 25 no) il provvedimento ha invece coronato l’intenzione del Ministro Di Paola. Che è stato capace di ottenere questa riforma in poco più di sei mesi. Mentre i provvedimenti di risparmio sulle Province ed anche la modifica della legge elettorale giacenti in Parlamento sono saltati per mancanza di tempo, con grande velocità uno spazio è stato trovato per fornire in futuro e strutturalmente più soldi al Ministero della Difesa per l’esercizio e l’acquisto di armi. Un pericolo vanamente sottolineato nelle scorse settimane dalle posizioni della campagna “Taglia le ali alle armi”, che ha esercitato una forte pressione in vista della discussione alla Camera e della convocazione del presidio di oggi.

“Un aumento delle spese militari che non ha atteso questa riforma per prendere il volo – sottolinea Giulio Marcon della campagna Sbilanciamoci – come dimostrano i dati della Legge di stabilità approvata a breve: nel 2013 il comparto della Difesa riceverà in dote un miliardo in più del 2012, alla faccia di tutti i tagli operati sulla spesa pubblica per altre e maggiori necessità come sanità, lavoro, welfare”.

E dove finiranno questi soldi, recuperati alleggerendo gli effettivi militari di oltre 40.000 unità? In nuovi sistemi d’arma (oltre 200 miliardi investiti nei prossimi anni, si stima) la cui acquisizione non sarà forse gestita dalle nuove norme che nella legge delega (fatto positivo) ipotizzano più poteri al Parlamento in tal senso: “Con queste modifiche al testo originale del Ministro Di Paola le Camere potranno chiedere il punto della situazione di ogni progetto di armamento – commenta Francesco Vignarca di Rete Disarmo – ma quello che non sappiamo, ad oggi, è se ciò accadrà solo per l’acquisto dei prossimi sistemi d’arma o anche per quelli già in corso. Un punto chepresidieremo con forza durante la prossima campagna elettorale e in vista della presentazione dei decreti delegati”. Senza contare che riformare uno strumento senza aver prima discusso degli scenari di sicurezza e del nuovo modello di difesa ancora una volta pare quantomeno irrazionale agli occhi di “Taglia le ali alle armi”.

“Davvero è incredibile che questo Parlamento in scadenza non ci abbia ascoltato, e non abbia ascoltato la voce di milioni di cittadini che sono stufi di veder gettati soldi per le armi – commenta Flavio Lotti coordinatore di Tavola della Pace – Sono loro la vera maggioranza nel paese e andavano rispettati con una discussione più approfondita e seria. Per dire di no a questo provvedimento (che aumenta spesa pubblica e non risolve i disequilibri della nostra Difesa) non occorreva essere pacifisti: solo avere buon senso e prendere atto del reale”. Con l’approvazione andremo invece verso una riconversione al contrario: posti di lavoro trasformati in più giochi di guerra per le gerarchie militari.

  • Commenti disabilitati su Riforma della Difesa: un’offesa agli italiani!

Roma, 29 novembre 2012 Comunicato stampa

“Serve più coraggio per innovare il sistema energetico e uscire dalle fonti fossili”
Legambiente presenta le osservazioni alla proposta di Strategia energetica nazionale
“Decidere di presentare una proposta di Strategia energetica nazionale in una fase così’ delicata per la crisi economica, energetica e climatica che stiamo attraversando, ci sembra positiva e apprezzabile, ma in un momento di tale crisi serve un segnale più forte da parte del governo per innovare davvero un settore strategico per lo sviluppo economico e ambientale del Paese”.
Con queste parole Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente, introduce il documento di osservazioni che Legambiente ha elaborato sulla Strategia energetica nazionale presentata dal Ministero dello Sviluppo economico.
“Il documento – continua Zanchini – è contraddittorio, a parole dichiara di voler promuovere rinnovabili ed efficienza energetica senza però dare strumenti certi e timing adeguati al loro effettivo sviluppo.
Nei fatti, e con interventi precisi, però ne ostacola lo sviluppo e dà il via libera alle trivellazioni per estrarre petrolio e gas. Ora più che mai, invece, servirebbero prospettive coraggiose e innovative per rilanciare l’economia e dare fiducia a cittadini e imprese riducendo le spese in bolletta e fornendo gli strumenti giusti per competere nell’economia del futuro”.
Nello specifico, Legambiente punta il dito sulla transizione per ridurre importazioni e consumi di fonti fossili, per cui il documento invece di puntare decisamente alla riduzione del consumo e delle importazioni di fonti fossili, individua, sia per l’efficienza energetica che per le fonti rinnovabili, strategie generiche e strumenti inadeguati a raggiungere quanto previsto e propone un rilancio della produzione di idrocarburi nazionali che appare incoerente oltre che sbagliata.
Manca una qualsiasi analisi della questione relativa ai sussidi alle fonti fossili, che invece è una precondizione di una politica che voglia sul serio puntare a rendere efficiente e pulito il sistema energetico, e ignora la Carbon Tax , che invece è fondamentale per affrontare sia il tema dell’efficienza energetica nei diversi settori industriali, che quella della fiscalità che incide sul settore e anche degli incentivi alle fonti rinnovabili. Il secondo tema su cui la SEN “sorvola” sono i
costi per il sistema legati ai problemi che vivono gli impianti di produzione di energia elettrica da fonti fossili. Nonostante la necessità di realizzare nuove centrali oggi in Italia non esista, abbiamo centrali in fase di realizzazione (6 per 3.543 MW secondo i dati del Ministero dello Sviluppo Economico) e altre in corso di autorizzazione (ben 38 tra gas, metano, carbone, per 23.990 MW). Senza considerare quelle più inquinanti e climalteranti, a carbone, discussione tra riconversioni e nuovi progetti per oltre 5mila MW, da Porto Tolle a Saline Ioniche, a Rossano.
Legambiente considera profondamente sbagliata la scelta di puntare ad aumentare la produzione di idrocarburi nazionali. Una prospettiva che appare insensata non solo da un punto di vista ambientale ma anche rispetto agli obiettivi previsti dal documento di riduzione della dipendenza dall’estero e della bolletta energetica. Secondo le stime del ministero dello Sviluppo economico vi sarebbero nei nostri fondali marini 10,3 milioni di tonnellate di petrolio di riserve certe. Stando ai consumi attuali, coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane. Non solo: anche attingendo al petrolio presente nel sottosuolo, concentrato soprattutto in Basilicata, il totale delle riserve certe nel nostro Paese verrebbe consumato in appena 13 mesi.
Inoltre, in una economia di mercato e senza un intervento pubblico non vi è alcuna possibilità che a trarre beneficio dalle trivellazioni possano essere i consumatori italiani visto che quel gas e benzina sarebbe venduto allo stesso prezzo di quello proveniente da altre parti del mondo.
Più volte nel documento si torna sul costo degli incentivi per le fonti rinnovabili e l’impatto sulle bollette di cittadini e imprese. Impossibile è invece trovare una valutazione dei vantaggi portati al sistema. È contro la ragione e l’interesse generale raccontare in questo modo la crescita delle rinnovabili avvenuta in questi anni in Italia.
Sicuramente qualche errore è stato commesso, ma i risultati in termini di produzione sono stati costanti in tutti questi anni e nel 2012, da gennaio a ottobre, il solo contributo di eolico e solare ha superato l’11% della produzione netta nazionale. Questi risultati hanno permesso tra l’altro di ridurre la produzione da termoelettrico, diminuire le
importazioni dall’estero di fonti fossili, in particolare di petrolio e gas, ridurre le emissioni di CO2, con vantaggi per il clima e l’inquinamento, ma anche economici, abbassare il costo dell’energia nel mercato elettrico, senza dimenticare i tanti nuovi occupati creati in questi anni.
La SEN dovrebbe poi approfondire sul serio la questione delle bollette. Perché’ di sicuro negli ultimi dieci anni è avvenuto un aumento notevole del prezzo delle bollette elettriche per le famiglie italiane. Secondo i dati dell’Autority per l’energia, la spesa annua delle famiglie per l’elettricità è passata da una media di 338,43 euro nel 2002 a 515,31
Euro nel 2012. Ossia 176,88 Euro in più a famiglia e un aumento del 52,5%. Ma nelle bollette à la voce legata all’andamento del prezzo del petrolio che è decollata, passando da 106,06 euro a 293,96. Esattamente
187,36 Euro in più a famiglia per spese legate al prezzo del petrolio con un aumento del 177,2%. Del resto siamo un Paese che importa il 97% del petrolio, gas e carbone utilizzati e che non dispone di significativi giacimenti. Eppure tutta l’attenzione viene posta nei confronti delle rinnovabili e in particolare sul fotovoltaico il cui peso è in aumento in modo del tutto marginale rispetto all’aumento nella bolletta delle famiglie.
Piuttosto la SEN dovrebbe con più’ attenzione guardare alla pulizia necessaria all’interno delle bollette elettriche, eliminando le voci inutili come gli “oneri generali di sistema” per la messa in sicurezza dei siti nucleari, per i regimi tariffari speciali alle Ferrovie, ma anche tutti i sussidi legati alle fonti “assimiliate” e quindi inceneritori e raffinerie. Inoltre occorre affrontare il tema della garanzia di una vera concorrenza nel mercato elettrico, in modo da
controllare e evitare cartelli sui prezzi.
Rispetto al nuovo scenario di sviluppo delle rinnovabili, La SEN sbaglia a non rivendicare il cambiamento positivo che le rinnovabili hanno portato nel sistema energetico italiano. I vantaggi in termini di riduzione delle importazioni e del l’inquinamento locale e globale sono evidentissimi. E’ un cambiamento radicale nel sistema di produzione e gestione energetica con una generazione sempre più distribuita, tra oltre 400mila impianti di grande e piccola taglia, distribuiti nel 95% dei Comuni italiani, da Nord a Sud, dalle aree interne ai grandi centri e con una interessante e articolato mix di produzione da fonti differenti. Ed è tale la portata di questi processi e la loro diffusione che è difficile persino monitorarli e in molti faticano a capirne la portata.
Inoltre, si può sostenere, senza possibilità di smentita, che gli obiettivi previsti dalla SEN per le rinnovabili non saranno mai raggiunti senza modifiche dei provvedimenti attualmente previsti, capaci di risolvere sul serio i problemi e dare certezza agli investimenti. Un esempio è il nuovo sistema di incentivo attraverso aste per i grandi impianti, che sta rivelando tutti i problemi di applicazione. O i registri introdotti per gli altri impianti, che tolgono certezze agli
investimenti. O l’incertezza nelle autorizzazioni o i tempi spesso non stimabili di chiusura della procedura. Tutti questi fattori rendono di fatto più costoso e incerto rispetto agli altri Paesi un investimento nelle rinnovabili per le spese di gestione dell’iter progettuale, per le convenzioni, per gli oneri e le tasse locali. E’ una questione di cui la SEN si deve occupare. La SEN ignora poi il fatto che in molte Regioni italiane sono di fatto vietati nuovi progetti da rinnovabili per diverse tecnologie, visto l’incrocio di burocrazia, limiti posti con il recepimento delle linee guida nazionali e veti dalle soprintendenze. Bisogna aprire un confronto sulle regole di approvazione degli impianti da fonti rinnovabili, sfruttando l’opportunità anche giuridica di intervento legata all’entrata in vigore del Burden Sharing, che consente al Ministero
dello Sviluppo Economico di andare a vedere nelle Regioni quanto fatto. Siamo in una fase nuova per quanto riguarda le fonti rinnovabili, per cui occorrono nuove politiche di sviluppo. La SEN sembra spaventata da questo scenario, per cui fissa obiettivi che vanno anche leggermente oltre quelli previsti dall’UE al 2020 ma poi si limita a raccontare gli incentivi in vigore e a denunciare i costi per il passato. Non è sufficiente a dare certezze per gli investimenti nelle fonti
rinnovabili. La crisi che sta attraversando il settore in Italia è proprio dovuta alla mancanza di prospettiva. Al contrario di quanto avviene in Germania non è affatto detto da noi che si continuerà nella spinta alle tecnologie, né si sa qualcosa degli strumenti o della discussione.
E’ l’efficienza energetica il primo indispensabile pilastro del nuovo scenario energetico. Il Parlamento europeo ha appena approvato, in Commissione Industria, la proposta di Direttiva sull’efficienza energetica che prevede target vincolanti di riduzione del 20% dei consumi di energia entro il 2020. Ogni Paese dovrà definire una “roadmap”, con target intermedi, e sono previste sanzioni per i Governi inadempienti. Il nostro paese non ha ancora alcuna politica che spinga chiaramente in questa direzione: il Piano di azione per l’efficienza energetica, approvato lo scorso anno, è infatti inadeguato come obiettivi e manca degli strumenti attuativi. Occorre quindi spingere l’efficienza attraverso standard e incentivi, fissando miglioramenti progressivi nelle prestazioni di elettrodomestici, tecnologie e sistemi energetici industriali con incentivi e scadenze per gli standard meno efficienti (da togliere dal commercio), e che introduca obblighi per le tecnologie già competitive; dare certezza agli strumenti in vigore; rendere strutturali le detrazioni fiscali per gli interventi di efficienza energetica (il cosiddetto 55%); aumentare gli obiettivi fissati per i certificati bianchi, fissare dei criteri minimi di efficienza energetica e di emissioni di CO2, a partire dall’obbligo di cogenerazione per i progetti di nuovi impianti energetici.
Rispetto all’efficienza energetica in edilizia, quanto previsto dalla SEN appare del tutto insufficiente, perché non fornisce indicazioni chiare per il recepimento nelle normative, controlli e sanzioni, criteri per mettere assieme il più efficace mix di soluzioni progettuali tecnologiche e impiantistiche sostenibili. Il tema della certificazione energetica deve diventare centrale, per dare una direzione chiara a tutto il settore delle costruzioni.
La SEN si limita poi a trattare il tema dei trasporti all’interno delle fonti rinnovabili, attraverso obiettivi piuttosto generici che riguardano i biocombustibili, il biometano, la raffinazione, i veicoli elettrici. Il peso dei consumi energetici e delle emissioni di CO2 legati al settore è in tale e costante crescita che risulta fondamentale invertire la situazione attraverso precise politiche. Occorre fissare obiettivi di miglioramento progressivo dell’efficienza (con target
vincolanti) per veicoli e carburanti, in modo da ridurre consumi e emissioni; spostare la priorità delle risorse per le politiche infrastrutturali nelle città e nel trasporto ferroviario considerando che è nelle aree urbane che si trova l’80% della domanda di mobilità delle persone (14milioni di pendolari ogni giorno) ed è qui che si deve prevedere la priorità degli interventi infrastrutturali, con precise politiche per la mobilita sostenibile, i pendolari, le auto elettriche e rilanciando il trasporto pubblico in ambito urbano e di tutte le politiche che ne favoriscono il rafforzamento. Bisogna poi puntare sulla logistica e il trasporto intermodale per ridurre i consumi energetici nel trasporto merci: il dominio del trasporto su gomma è sempre più forte nel nostro Paese (è al 90% per quello su terra) e senza una seria politica per questo settore sarà impossibile invertire la situazione occorre spostare gli investimenti infrastrutturali, migliorare la
logistica e l’offerta di trasporto intermodale cabotaggio-ferrovia-gomma, cancellando i miliardari sussidi all’autotrasporto. Tutti provvedimenti che in questi anni sono mancati e che la SEN non considera.
Investire nelle reti energetiche è poi oggi una condizione indispensabile per dare un futuro al modello della generazione
distribuita. La rete elettrica è infatti la spina dorsale e la condizione per il funzionamento di un sistema che deve essere capace di gestire crescenti flussi di energia discontinui e bidirezionali nel nuovo scenario sempre più rinnovabile e distribuito.
La SEN intende risolvere “le problematiche legate all’eccesso di produzione” da fonti rinnovabili, con una strategia che punta in maniera preventiva a limitare la potenza incentivabile nelle aree critiche e a distacchi di produzione, nel medio periodo a rafforzare le linee di trasporto e distribuzione tra le diverse aree, e addirittura nel lungo periodo, a rinforzare lo sviluppo di sistemi di controllo tramite smart grid e a potenziare la capacità di accumulo, sia tramite un maggior
ricorso al pompaggio che tramite l’adozione di sistemi a batterie.
Legambiente valuta inadeguato e datato questo approccio in primo luogo perché ci aspetteremmo una strategia chiara per risolvere i problemi nelle aree critiche, che coinvolga Terna e i responsabili delle reti di distribuzione, le aziende che vogliono investire con impianti da rinnovabili per trovare soluzioni che non facciano semplicemente rinviare i problemi, bloccare i nuovi impianti, staccare quelli esistenti.
Positivo invece il giudizio di Legambiente sull’introduzione del dibattito pubblico informativo per quanto riguarda le infrastrutture, con una normativa ispirata a quella francese. A nostro avviso la procedura dovrà garantire, prima della decisione finale di approvazione dell’opera, la corretta informazione di tutti i soggetti interessati. Al Garante spetterà il compito di predisporre il documento finale del Dibattito pubblico da sottoporre alle autorità competenti e da rendere
pubblico come tutti gli atti della procedura. Potranno essere nominanti garanti membri della Magistratura o docenti universitari in servizio o in pensione.
“Queste proposte vanno nella direzione di rendere più moderno e sostenibile il sistema energetico italiano, e sono nell’interesse di cittadini e imprese – ha continuato Zanchini -. Ci aspettiamo per questo che siano ascoltate per avviare un cambiamento vero. Del resto nessuna impresa italiana può sperare con qualche ragionevolezza di vedere ridurre le proprie bollette grazie al petrolio estratto alle Isole Tremiti o al gas nell’alto Adriatico. Occorrono strumenti nuovi
per muovere sul serio interventi di efficienza e per premiare l’autoproduzione da rinnovabili e da cogenerazione ad alto rendimento, come fanno gli altri Paesi europei. E si deve avere il coraggio di smontare le rendite sulla rete, aprendo le porte alla vendita diretta dell’energia prodotta da rinnovabili e consentendo la costruzione e gestione di reti private. Perché la prospettiva più lungimirante per un Paese come l’Italia sta in un modello distribuito di centrali pulite e efficienti, gestite da piccole imprese e cooperative, altro che grandi centrali”.
Il documento presentato oggi è scaricabile in versione integrale su
  • Commenti disabilitati su Strategia energetica nazionale – Osservazione di Legambiente

In collaborazione con l Circolo ARCI di Baveno Il Brutto Anatroccolo organizza una cena russa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Posti limitati: PRENOTATEVI!

Clicca qui sotto per scoprire il menù:

Cena russa 1° dicembre

  • Commenti disabilitati su Cena russa – 1° dicembre ore 20:00

All’Oratorio di Oltrefiume, alle ore 22:00 del 28.09.2012,  sono stati estratti i biglietti vincenti  la lotteria per il “Progetto Cernobyl”. I premi possono essere ritirati da Maria Pia dalle 19:00 alle 21:00 previo accordo telefonico al n. 3475630579.

 

 

Serie

numero

1) Netbook Acer eMachines M355

A

2298

2) Week-end per 2 persone in Borghi e Città d’arte (box Emozione3)

A

2123

3) Mountain Bike Esperia Oklahoma 8300

A

2090

4) Quadro della Scuola d’arte russa di Novozybkov con cornice

A

2321

5) Cena per 2 persone al ristorante «Lago Maggiore» di Stresa

A

1462

6) Cena per 2 persone al ristorante «Pesciolino rosso» di Stresa

A

0027

7) Frullatore Imetec Dolcevita

A

2303

8) Yogurtiera Girmi

A

0982

9) Aperitivo per 2 persone alla Torrefazione Moka (Stresa)

A

2312

10) Aperitivo per 2 persone al Caffè degli Artisti (Stresa)

A

0101

11) Taglio di capelli da Kate acconciature (Baveno)

A

1696

12) Pizza Maxi alla Meridiana (Carpugnino)

A

0704

13) Pizza Maxi alla Meridiana (Carpugnino)

A

1514

  • Commenti disabilitati su Biglietti vincenti Lotteria per “PROGETTO CERNOBYL”

Durante la giornata di Puliamo il Mondo svolta venerdì 21 a Feriolo con la Scuola Primaria dell’Istituto Comprensivo A. Fogazzaro, abbiamo avuto la gradita sorpresa di essere ripresi da RAI 3.
La giornalista Milena Boccadoro ha realizzato un servizio che andrà in onda in occasione degli speciali di RAI 3 per celebrare i 20 anni di Puliamo il Mondo.
Un primo servizio sarà trasmesso in forma ‘ristretta’ di un paio di minuti SABATO 29 tra le 14:50 e le 15:05
Un secondo servizio di durata superiore sarà messo in onda DOMENICA 30 tra le 9:45 e le 12:00 all’interno della diretta dove vedremo le operazioni relative alla pulizia di parte dei fondali e della superficie del Canal Grande a Venezia, Colle Oppio a Roma e Porta Marina a Paestum.

 

  • Commenti disabilitati su Seguiteci su RAI 3 nelle dirette per Puliamo Il Mondo!